domenica 16 maggio 2021

Contrasti

In questo periodo a Santa Cruz c'è un albero che si tinge di rosa o di bianco grazie ai suoi fiori che lentamente arrivano a rimpiazzare completamente le foglie: è una meraviglia che non mi stancherei mai di guardare e mi affascina così tanto che mi fermo ad osservarlo per qualche minuto ogni volta che mi ci ritrovo davanti. A tanta bellezza però fa da contraltare il fatto che il toborochi , questo il nome della pianta, fiorisca proprio in autunno, preannunciando l'arrivo del primo freddo stagionale meglio di qualsiasi previsione del meteo. Non è questo però a richiamare la mia attenzione bensì la presenza di quello che da lontano sembrava essere un ammasso di sacchi dell'immondizia e di cartoni posti ai piedi dell'albero: è una contrapposizione talmente forte che non posso fare a meno di notare.
Mi avvicino pensando a come quella folta chioma rosa contrasti in maniera così lampante con quel mucchio di spazzatura e rimango completamente spiazzato scoprendo che in realtà quest'ultimo non risulta essere quello che avevo pensato fino a qualche attimo fa: vedo che proprio da lì affiorano dei piedi scalzi, sporchi e anche dei capelli sudici, unti! Mi fermo di colpo, sono assalito da un senso di sgomento, un velo di tristezza piano piano si impadronisce di me. La cosa che più mi fa rabbrividire è vedere la gente passargli senza fare una piega, non degnandolo nemmeno di uno sguardo come se non esistesse e proseguendo il suo cammino apparentemente tranquilla: non mi permetto di giudicarla, credo che il mio comportamento sia molto peggio del loro visto che mi fermo quasi inorridito da quanto mi sono trovato davanti e non faccio praticamente nulla per quella persona sebbene ne provi compassione. E' qualcosa che ho già vissuto, non riesco ad abituarmi a scene come questa che ho visto non so quante volte ma che continua ad interrogarmi e per fortuna continua a non lasciarmi indifferente.
Alla fine trovo la forza di continuare la mia passeggiata ma, per qualche scherzo del destino, dopo qualche isolato mi ritrovo davanti ad un altro toborochi in fiore: è molto più bello di quello che mi ero lasciato alle spalle ma sotto i suoi rami ospita più di un giovane che si vede lontano un miglio che è già fatto a tarda mattinata, non saprei se di colla o di alcol. Ancora una volta mi pervade quel senso di malinconia sentito in precedenza, mi sento impotente perchè vorrei poterli aiutare ma non ho i mezzi a disposizione per farlo e soprattutto ho paura, non ho idea di quale possa essere la la loro reazione se solo mi avvicinassi. Decido di tirare dritto sebbene continuo a pensare a quanto visto facendomi mille domande, accompagnato dall'amarezza per la mia mancanza di coraggio e dalla vergogna di provare solo compassione per quelle persone senza muovere poi un dito.
Continuo a camminare per la città ed è ormai ora di punta, le strade sono intasate dai bus e dai tanti veicoli che hanno fretta, i suoni dei clacson si diffondono nell'aria ma tra le macchine si muove lentamente una figura che è difficile non notare in quanto contrasta col brulicare intorno a lei: è un senzatetto col capo coperto da una felpa, abiti rattoppati ma anche pieni di buchi, barba incolta e con un piede scalzo e lurido. Barcolla tra un auto e l'altra, non so come diamine si regga in piedi ed il suo sguardo è fisso, attonito... Non riesco proprio a dimenticare quelle sue pupille così dilatate che per un attimo mi hanno fissato e mi hanno procurato più di qualche brivido!
Qualche giorno dopo vado dal macellaio qui vicino per farmi tagliare una coscia di mucca che ci è stata donata: a differenza di altri esercizi c'è molto più ordine. Il negoziante mi dice di accompagnarlo con la carne e andiamo dietro al frigorifero dove ci sono i ganci per appendere la gamba: lì c'è anche un letto, all'apparenza appena rifatto, e a pochi metri vedo che su una tavola sono sedute la moglie e la figlia che sta passando scuola attraverso il cellulare: un'immagine che non discosta troppo da quelle già viste in passato, anche se risulta essere molto più dignitosa. E' una scena che mi fa tenerezza e mi conferma che non serve andare in città per capire come la realtà che mi circonda è modesta, povera e molto diversa dal mondo in cui ho avuto la fortuna di crescere. Una verità ricca di contrasti che mi spinge ad interrogarmi ed a ringraziare per quanto ho ricevuto fino ad ora.
Har baje

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