lunedì 10 aprile 2017

Il ritorno della kermesse

L'anno scorso non l'abbiamo potuta organizzare per diversi motivi ma questa domenica l'abbiamo riproposta con dei grandi risultati: la kermesse solidaria, al terzo tentativo, ci ha lasciato tutti soddisfatti visto che l'obiettivo di raccogliere dei fondi per comprare lenzuola e calzature ai ragazzi è stato pienamente raggiunto, malgrado il tempo non sia stato dei migliori ed il fatto di averla realizzata all'incirca in tre settimane.
Tutto il personale si è dato da fare e nessuno si è tirato indietro: la componente femminile quasi al completo si è suddivisa in gruppi per preparare i piatti da vendere per l'evento (zuppa di arachidi, pollo al forno, piccante di pollo, maiale); don Eliseo si sarebbe preoccupato di vendere le bevande gassate coadiuvato da un'educatrice che si sarebbe occupata di fare la limonata; a don Claudio toccava sistemare sedie e tavoli e curare la sicurezza per tutto il tempo della manifestazione; assistente sociale e psicologa sarebbero state alla cassa e avrebbero addobbato il campo coperto dell'hogar, luogo designato per ospitare l'evento; Sandra e Liliana, l'educatrice, sarebbero rimaste coi ragazzi ed erano incaricate di preparargli il pranzo; Liliana avrebbe coordinato il gruppo, verificando che tutto procedesse bene. Nonostante tutti avessero dei compiti precisi c'era la consapevolezza che, in caso di bisogno, si doveva essere pronti a dare una mano a chi lo necessitava. Anche i ragazzi sono stati coinvolti: i più grandi ci avrebbero aiutato nel servire i piatti, nella raccolta dei rifiuti, nello spostare i tavoli e nel sistemarli e tutti si sarebbero esibiti davanti alle persone che sarebbero venute perchè l'intero incasso sarebbe stato destinato a loro e la gente sicuramente voleva conoscere chi andava ad aiutare.
Ed io di che mi sarei occupato? Del bazar, una specie di mercatino di cose usate, con il sostegno della nuova fisioterapista. E' stato una specie di déjà vu non tanto per averlo gestito nelle due precedenti edizioni della kermesse ma perchè, prima di partire per la Bolivia, ero stato responsabile del mercatino dell'usato organizzato durante la festa parrocchiale del mio paese per diversi anni: forse è per questo che Liliana ha riposto tutta la sua fiducia in me per organizzarlo e gestirlo. Mi è stata data una stanza per imbastire la cosa ma non è stata affatto una cosa semplice: dovevo selezionare le cose, soprattutto giocattoli e vestiti, da dei sacchi (ed erano molti) che ci erano stati portati e dovevo svuotarli per poi vedere cosa poteva servire e cosa buttare. Per una serie di motivi, che racconterò in un prossimo post, mi sono ritrovato a dover fare il tutto negli ultimi giorni e devo ringraziare la fisioterapista, Sandra ed i ragazzi più grandi per avermi aiutato poichè non ce l'avrei mai fatta da solo visto che dovevo anche aiutare in altre faccende riguardanti la manifestazione.
Ad appoggiarci in questa iniziativa ci sono state alcune ditte che hanno risposto positivamente alla nostra richiesta di aiuto: c'è stato chi ha donato i premi per la lotteria che si è organizzata per l'occasione; chi ci ha fornito il pollo ed il maiale necessari per i piatti da preparare; altri ci hanno regalato le bibite e chi si è gentilmente offerto di appendere nelle vetrate del proprio negozio la locandina dell'evento o di vendere in anticipo il cibo che sarebbe stato preparato ed i biglietti per la riffa.... Praticamente c'erano tutti i presupposti per far bene!
Se il sabato si avvertiva l'ansia per il gran giorno e ognuno verificava che non gli mancasse niente, domenica mattina c'era un po' di agitazione soprattutto in cucina, visto che il cibo sarebbe dovuto essere pronto per le 10: dalle 5 i vari gruppi stavano già spadellando ed era un viavai continuo tra chi sbucciava le patate e tagliava le verdure, chi tranciava i polli e coloro che dovevano infornare. Nel campo coperto la situazione non cambiava, visto che si dovevano terminare le decorazioni mentre un po' ci si scoraggiava per la pioggia che stava cominciando a cadere. Quando comincia a rischiararsi e compaiono le prime persone ecco che l'entusiasmo sale alle stelle: partiamo un po' a rilento ma poi, come un diesel, ingraniamo ed andiamo alla grande. Vista la poca gente che sta visitando il bazar ne approfitto per mangiare assieme ai miei figliocci, comprandogli quello che gli piace di più, e poi entro in azione: mi chiedono di portare più tavoli e sedie perchè c'è una vera folla che sta arrivando e non ci sono più posti disponibili, saluto i familiari dei ragazzi e scatto delle foto per immortalare la giornata. A memoria non ricordo un numero così grande di persone nelle precedenti kermesse e devo dire che provo un pizzico di soddisfazione in quanto sento che stanno venendo ripagate le fatiche di tutti noi.
Faccio appena in tempo a tornare nel bazar che questo viene letteralmente preso d'assalto: in tanti entrano, in molti mi chiedono i prezzi e vogliono essere serviti ma per fortuna la fisioterapista e le due ragazze che mi hanno assegnato mi stanno dando una grande mano, stiamo facendo un ottimo gioco di squadra. Quando finalmente la situazione si fa più tranquilla, mi rendo conto che gli altri stavano già riordinando e facendo i primi conti su come era andata ed ero praticamente l'ultimo che doveva ancora terminare. Mi fanno cenno di chiudere e portare il mio incasso a psicologa ed assistente sociale per calcolare l'incasso complessivo della giornata: con mio stupore la cifra che ho raccolto supera di poco i 1500 boliviani, poco meno di 210 euro, ottenuta vendendo molti oggetti per 2 boliviani. Sono contento del risultato, anche se avverto la stanchezza e mi rinfranca il fatto che anche gli altri lo siano: non ci siamo di certo risparmiati e nessuno si è lamentato per il compito assegnato, anzi se c'era da aiutare tutti si sono fatti trovare pronti anche se la cosa non era di loro competenza.
Le sensazioni date dal vedere tanta gente partecipare alla manifestazioni sono state confermate dai primi conteggi: l'incasso è stato migliore delle precedenti edizioni, segno che siamo riusciti a fare squadra ed il senso di appagamento è condiviso da tutti perchè insieme siamo riusciti a fare qualcosa per i nostri ragazzi.
Har baje

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