sabato 16 luglio 2016

In cucina


Quest’anno le vacanze invernali, ormai agli sgoccioli, mi hanno permesso di spadellare in cucina in più occasioni: in questo periodo è tutto un po’ più semplice visto il numero esiguo (28) di ragazzi rimasti nel centro.
Perché ho deciso di mettermi ai fornelli? Prima di tutto per offrire un piatto caldo per la cena ai fanciulli, visto che non abbiamo una cuoca per la sera. La seconda ragione è la voglia di far provare qualcosa di nuovo, di far mangiare qualcosa di particolare, di diverso dal solito a chi non ha avuto la possibilità di stare via per due settimane. Le chiacchere e le risate con i miei piccoli aiutanti in cucina, che permettono di conoscerci meglio e di creare una cera complicità, rappresentano un altro valido motivo di questa mia scelta.
Stavolta non mi sono fermato alla solita pizza, anche se è la più gettonata fra le richieste dei ragazzi: questa è stata solo una delle ultime cose che ho fatto, la precedenza è stata quella di fare un piatto tipicamente boliviano, sfruttando quanto avevo appreso in un corso fatto assieme ai bambini qui in hogar, e gli gnocchi. Sono state cose un po’ impegnative, soprattutto visto il numero delle persone che le avrebbero mangiate, ma devo ringraziare i fanciulli che di volta in volta si sono avvicendati per aiutarmi! Sono stati bravi in quanto cercavano di seguire le mie istruzioni, spesso mi chiamavano per avere conferma se andava bene quello che stavano facendo e mi correggevano quando mi stavo dimenticando qualcosa. Non ho escluso nessuno: persino i più piccoli sono venuti a darmi una mano, ho dato loro dei compiti consoni alla loro età perché tutti potessero sentirsi importanti ed utili e dire di aver contribuito al risultato finale. La loro soddisfazione più grande è vantarsi di avermi aiutato, perché negargliela?
Ammetto che stare in cucina mi rilassa anche se mi ha portato via parecchio tempo e devo dire che ho avuto grandi soddisfazioni: il keperi, un piatto a base di carne della tradizione boliviana, è piaciuto davvero a tutti, personale compreso, e ciò mi ha riempito d’orgoglio perché ho centrato il bersaglio seguendo fedelmente gli appunti che avevo! Anche gli gnocchi hanno avuto il loro successo, giunto invece inaspettato per la pizza in quanto non mi sembrava riuscita bene così come il queque, un dolce tipico della zona.
La cosa che mi ha reso più contento non è il sentirsi dire grazie da ogni singolo fanciullo per aver cucinato per lui o perché ha mangiato qualcosa di veramente buono, ma il fatto di sentirli mangiare in silenzio, cosa che difficilmente succede: significa che veramente stanno apprezzando il piatto che si trovano davanti e stanno gustando ogni singolo boccone. Ho poi in mente un'altra scena: visto che era avanzato qualcosa, ho chiesto chi volesse fare il bis e tutti alzavano la mano, persino Bautista che di solito non riesce mai a finire e per ben due volte ha preteso che gli venisse dato qualcosa in più da mangiare… Questa sì che si chiama soddisfazione! Sono stati momenti importanti, di quelli che mi gratificano e mi fanno dire che ne è valsa la pena cucinare per quattro/cinque ore perché capisco che i miei piccoli amici hanno apprezzato in pieno quanto ho fatto per loro, spinto da quello che credo sia il segreto di questi miei piccoli successi culinari: l’amore!
Har baje

1 commento:

  1. Bravo marco!è davvero bello cucinare per gli altri,significa accudirli, prendersene cura,è questo il messaggio che è passato attraverso il cibo,la cura e l'amore che hai per loro!
    Antonella, san Nicolò, mira

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