mercoledì 29 maggio 2013

L'Hogar "Santa Maria de Los Angeles"

Mi sono accorto che in tutto questo tempo non ho ancora parlato nello specifico dell'hogar “Santa Maria de Los Angeles”, dove svolgo il mio servizio: in questo post cercherò di rimediare a questa mia mancanza e mi scuso per non averlo fatto prima.
L'hogar “Santa Maria de Los Angeles” è una casa di accoglienza per bambini bisognosi, orfani, abbandonati e vittime di difficili situazioni familiari che si trova a circa 15 chilometri da Santa Cruz de la Sierra presso l'urbanizzazione Valle Sanchez, di fronte all'aeroporto internazionale “Viru Viru”. La struttura può ospitare fino ad 80 tra ragazzi, la cui età va dai 6 ai 14 anni e di entrambi i sessi: ad oggi ne accoglie 76, di cui una decina sono portatori di handicap di lieve entità. 
Le finalità della struttura sono quelle di offrire protezione ed un luogo sicuro in cui i bambini possano raggiungere il pieno sviluppo nella loro crescita fisica, morale e psicologica preservandoli da situazioni in cui possono subire violenza ed abuso. Cercando di instaurare un clima familiare e di amicizia, l'hogar si propone di stimolare nei ragazzi l'assunzione di uno stile di vita organizzato ed intriso di valori morali, il raggiungimento di un proprio equilibrio, l'attenzione alla propria igiene personale e la formazione di una sensibilità personale, familiare e sociale. 
Attualmente nella struttura lavorano 19 persone: un’amministratrice, un’assistente sociale, una fisioterapista, un’infermiera, 8 educatori che sono affiancati da un’ulteriore persona che li sostituisce nei loro giorni di riposo, 2 cuoche, un’addetta alle pulizie, una lavandaia, un guardiano notturno ed un addetto al mantenimento della casa. A loro si aggiunge la presenza di un direttore: attualmente è Padre Ottavio Sabbadin, salesiano che dirige anche l'hogar “Don Bosco”, che si trova nei pressi del centro di Santa Cruz, e presiede il consiglio degli hogar del dipartimento. 
La storia dell'hogar comincia nel 2000 quando il missionario Don Giuseppe Minghetti, originario di Vercelli, riceve la donazione del terreno in cui ora si trova la struttura: colpito dalla situazione dei bambini di strada, nasce in lui il desiderio di costruire una casa per accogliergli e si rimbocca le maniche per realizzarlo, aiutato da ogni offerta dei fedeli e da provvidenziali benefattori. 
Nel 2002, dopo 2 anni segnati da cavilli politici ed ostacoli burocratici, l’hogar (che in spagnolo significa focolare domestico) prende vita: qui i bambini bisognosi, orfani ed abbandonati oppure che hanno subito violenza possono trovare un pasto caldo, un letto, un’istruzione e l’amore incondizionato di don Giuseppe, ormai conosciuto nella zona come Padre Josè. Grazie alle offerte ed alla dedizione agli ultimi del missionario, la struttura cresce fino a comprendere un centro di riabilitazione per i ragazzi disabili e nel 2007 è stata inaugurata una piscina. 
Data l’età ormai avanzata e per problemi di salute Padre Josè lascia la direzione dell'hogar che nel frattempo diviene opera caritativa della Diocesi di Santa Cruz. Nel 2012, su richiesta del Cardinal Julio Terrazzas all’allora Patriarca Angelo Scola, la struttura è diventata espressione di Comunione tra la Chiesa di Santa Cruz e il Patriarcato di Venezia in quanto vi opera come missionario fidei donum il Diacono Tiziano Scatto, che attualmente presta il suo servizio presso le comunità di Porongo, ed ora vede la mia presenza a partire dal febbraio di quest'anno. 
Dal poco tempo che sono qui posso assicurare che le necessità dell'hogar sono molte: si va dalle spese per gli alimentari a quelle legate all'acquisto di prodotti per la salute e l'igiene personale, bisogna far fronte alle spese per l'abbigliamento, le coperte ed il materiale scolastico, garantire gli stipendi del personale ed è necessario provvedere al mantenimento ed alle riparazioni della struttura, cercando di farci bastare quanto a nostra disposizione e sperando che non ci sia qualche imprevisto. Per fortuna però c'è la Provvidenza che aiuta: il sostegno di qualche associazione o di qualche singolo non manca e ciò non ci fa mai perdere la speranza e ci spinge a ringraziare sempre il Cielo per quanto ci viene generosamente dato in più.. 
Concludo ringraziando ancora una volta chi mi sta sostenendo in questa esperienza e chi in futuro lo vorrà fare: spero che un sorriso e il fatto di aver aiutato dei piccoli fratelli bisognosi vi possa ricompensare pienamente delle rinunce e dei sacrifici fatti per aiutarci. 
Har baje

L'hogar visto dall'alto



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