lunedì 22 ottobre 2018

Riflessioni sulla giornata missionaria mondiale


Leggo il messaggio del Papa per la giornata missionaria mondiale: ogni parola la sento mia, mi strappa un sorriso, suscita in me tanti ricordi e mi parla, in parte riassume la mia esperienza e dall'altra mi interroga, mi spinge a pormi delle domande, a chiedermi quanto ancora è lunga la strada che ho intrapreso e se sono ancora disposto a percorrerla.
Torno più volte sulle parole “Che cosa farebbe Cristo al mio posto?”: una domanda che Papa Francesco ci invita a porci e, guarda caso, è la stessa che mi ripeto non so quante volte nell'arco della giornata mentre mi occupo dei miei ragazzi. La risposta è sempre la stessa: amare, mettendoci tutto me stesso anche se è magari posso risultare un po' impacciato o rimango frastornato da quanto mi ritrovo a vivere, con la consapevolezza di non essere solo e sicuro del fatto che Lui sta guidando i miei passi, mi usa come Suo strumento per i suoi meravigliosi progetti. Non è semplice, tutt'altro: non conto le occasioni in cui mi sono ritrovato in situazioni che mai avrei pensato di vivere, in cui mi sono trovato davanti a cose talmente orrende da non credere che fossero vere ed a problemi che non erano miei ma lo sono diventati mentre la paura, la voglia di voltarmi dall'altra parte o di dire “no, questo non mi riguarda” fanno sentire forte la loro voce dentro la mia testa. Non è facile vedere bambini piangere o sentirgli dire che gli manca la mamma o che sono stati violentati, provo rabbia ed impotenza nel vedere i segni delle botte che hanno ricevuto in casa: mi dico che non è giusto e mi verrebbe voglia di andarmene perchè mi trovo davanti cose troppo più grandi di me e non credo di essere così forte per affrontarle.
Sono soltanto dei piccoli occhi impauriti, sguardi che nascondono una profonda tristezza ma anche un profondo bisogno di affetto che mi trattengono e mi hanno fatto capire che qui, a migliaia di chilometri di distanza da dove sono nato e vissuto, sono stato chiamato ad amare: mai mi era passato per la testa che un giorno mi sarei preso cura di una sessantina di fanciulli, di cucinare per loro, di coccolarli e di dargli consigli ed è proprio quello che ora sto facendo, è la forma che Dio ha pensato per farmi rispondere alla sua chiamata ad amare, che è diversa da quella di qualunque altro.
Chi mi conosce sa che decidere di mollare tutto e venire in Bolivia non è stata una passeggiata ma qui ho trovato un entusiasmo ed una gioia mai sperimentati prima, poco importa se alla sera quasi mi addormento davanti alla cena o al computer dopo una giornata intensa, fatta di tanti imprevisti e molti problemi. Sentirsi dire da Estela “Marco, eres mi familia”, quando Bautista mi viene incontro e stringe forte la mia mano, i tanti sorrisi che mi vengono regalati mi riempiono il cuore e sono il motore che mi spinge a continuare, ad andare avanti anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Le preoccupazioni le lascio in disparte in quanto so che la Provvidenza mi verrà in soccorso quando non saprò che pesci pigliare, guiderà la mia mano quando non avrò la più pallida idea di che fare perchè all'amore non è possibile mettere limiti: se io sono un suo strumento per cosa dovrei stare in pensiero? Come dice Papa Francesco devo soltanto rispettare una condizione: donare me stesso altrimenti nulla va a funzionare se non metto del mio, è inutile che pretendo alcune cose dai ragazzi se non sono il primo a farle con convinzione, non posso costruire un rapporto di fiducia se non esprimo le mie emozioni, il mio stato d'animo agli altri ogni giorno... Amore è soprattutto dare qualcosa di mio all'altro come Gesù ha fatto con noi, dando la sua vita perchè noi la potessimo avere: certo non ci viene chiesto di morire sulla croce ma di condividere quello che possediamo ed abbiamo la fortuna di avere, specie con chi ne ha più bisogno. Rispondere a tale richiesta non è poi così difficile perchè, come dice il Papa, “nessuno è così povero da non potere dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è”: basta aprire le porte del proprio cuore con la consapevolezza che c'è molta gente che ha bisogno di noi ed è la ragione per cui siamo in questo mondo.
Har baje

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