venerdì 21 settembre 2018

El bicho


Da quando sono qui ormai ho perso il conto degli incontri fatti con gli animali locali: qualcuno è stato a dir poco sorprendente, alcuni li ricordo con piacere ed altri meno.
Ho visto dei piccoli tucani a pochi centimetri da me o dei piccoli di pappagallo, ho avuto la fortuna di ammirare l'insetto stecco o delle scimmie saltare libere tra gli alberi del fiume vicino al centro ma l'incontro più incredibile è stato con il bradipo: per ben due occasioni ho avuto la possibilità persino di toccarlo, di afferrarlo... E' una creatura incredibile: il suo pelo è soffice e e sembra pieno di una specie di muschio; è veramente lento, molto di più di quanto uno possa immaginare; è del tutto inoffensivo nonostante le sue dita somigliano più a dei grossi artigli ed è dotato di una presa incredibile per cui risulta difficile fargli mollare ciò che ha afferrato. Ad attirare le mie simpatie è la sua faccia, la sua espressione perchè sembra sorridere sempre.
Non conto più ormai le volte in cui mi imbatto in scorpioni, tarantole e serpenti, tanto che ormai ho imparato anche a farne fuori per evirare problemi ai ragazzi, ma anche nelle carachupas, il cui aspetto non è proprio dei più belli e che si mormora siano l'unico marsupiale presente in Sudamerica. Sono una specie di topo spelacchiato, con una coda simile a quella di un rettile e priva di peli ed il viso in genere bianco. Sono onnivori, non disdegnano le uova ed i piccoli di volatile, e di solito sono inoffensivi: quando si sentono minacciati emettono un odore non proprio gradevole, oltre a fare dei versi striduli e mostrando i denti. Sono animali molto astuti perchè quando vengono colpiti o si trovano in una situazione difficile si fingono morti fino a quando non avvertono che il pericolo sia passato. Personalmente ho avuto a che fare sia con esemplari adulti che con i cuccioli, alcuni dei quali li ho visti rintanati dentro il marsupio della madre: una volta ho avuto il mio bel daffare per scovarne una e cacciarla dalla mia cucina perchè sanno nascondersi molto bene ed è difficile individuare il loro nascondiglio; addirittura mi è capitato di afferrarne alcuni con le dovute cautele per evitare morsi ma posso dire che trovarsi davanti ad una carachupa non è proprio il massimo, tutt'altro!
L'incontro però più particolare e forse tra i più divertenti l'ho avuto l'altro giorno: sentendo le grida dei ragazzi, sono uscito dalla mia stanza e noto che una ventina di loro, se non di più, sembra rincorrere qualcosa. Pensavo ad un serpente o al gatto oppure al cucciolo di cane che era scappato dalla sua cuccia ma lo scompiglio generale mi aveva incuriosito... Invitato a correre dove si era riunita la maggioranza anche grazie alle parole “Marco venga” e “Marco hay un bicho (che in italiano suona più o meno come “Marco c'è una bestiolina strana”) mi sono ritrovato davanti ad un lucertolone di circa mezzo metro, impaurito da così tanta gente che lo attorniava e che si notava che cercava una via di fuga per scappare. Si trattava di un peni, una specie di iguana dalla pelle nera, che tirava fuori la lingua biforcuta di continuo: le bambine lo vedevano e gridavano, qualcuno dei fanciulli più grandi era rimasto come impietrito nel vederlo... In molti quell'essere incuteva una sorta di paura ma, al tempo stesso, suscitava in loro un certo fascino per cui non riuscivano a fare a meno di guardarlo, anche se a distanza di sicurezza, ed ad allontanarsi tant'è vero che, al primo tentativo di catturarlo, il rettile mi è scappato dalle mani ed è corso velocemente nel bagno pubblico dei maschietti inseguito da non so da quanti ragazzi che urlavano un po' per l'emozione ed un po' per la paura. Una volta intuito dove si fosse nascosto, grazie alle indicazioni di qualcuno dei miei giovani amici che però si guardava bene dall'avvicinarsi troppo, con un sacco di iuta sono riuscito a catturarlo ed a fare in modo che non potesse in alcun modo mordere o fare del male: dovevate vedere le facce dei bambini al momento della cattura! In quel momento mi vedevano come un eroe che era riuscito nell'impresa di tenere tra le proprie mani quel lucertole, anche se ammetto di aver agito con un po' di imprudenza e spinto dagli incoraggiamenti dei piccoli che volevano che facessi qualcosa: a tale richiesta non volevo proprio deluderli.
Tutti volevano vedere da vicino il “bicho” che continuava ad esercitare il suo fascino sebbene fosse stato il motivo delle loro grida fino a qualche secondo prima: qualcuno si avvicinava ed appena lo intravedeva subito faceva un salto indietro, quasi impaurito, salvo poi chiedermi nuovamente di poterlo ammirare; altri correvano da me perchè non lo avevano visto ed ora avevano la possibilità di verificare se le voci che ormai si stavano diffondendo nell'hogar fossero vere oppure no; c'era chi letteralmente scappava quando stavo per passargli accanto e non mancava chi mi suggeriva di cucinarlo (dicono che la carne sia buona) o di ammazzarlo...
In quel momento mi sentivo come loro, affascinato da quell'animale che non so come sia riuscito a catturare; ero un bambino che era felice con il suo giocattolo nuovo e non vedeva l'ora di esibirlo a chiunque glielo chiedesse; mi sentivo euforico anche perchè i ragazzi mi avevano contagiato con l'adrenalina che provavano da quando era comparso il peni e mi vedevano con gli occhi pieni di ammirazione per quanto fatto. A tenermi coi piedi per terra era solo una convinzione: non avrei fatto niente di male a quel lucertolone perchè in fondo non aveva fatto alcun danno, non era colpa sua se la sua presenza aveva creato un poco di scompiglio! L'ho messo in una scatola con la promessa di portarlo al fiume una volta terminata la pulizia del mio studio, spiegando ai ragazzi che non si può uccidere un animale soltanto per il gusto di farlo e senza una valida ragione: non ha senso. Stavolta però la mia intenzione è rimasta tale: l'animale è scappato senza che me ne rendessi conto, scatenando una sorta di battuta di caccia tra i ragazzi che volevano a tutti i costi ritrovarlo.... Fortunatamente l'animale non è stato più scovato né si è rifatto vivo: che abbia capito che è meglio non farsi più vedere nei paraggi?
Har baje

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