lunedì 19 settembre 2016

4 ore 17 minuti 29 secondi

Ci sono occasioni in cui il tempo dice tutto, altre in cui non significa nulla: in questo caso mi racconta di come ancora una volta ho vinto la mia sfida, ho raggiunto il mio traguardo, ho combattuto contro i miei limiti e ne sono uscito vincitore… E’ questo che si porta dietro il concludere una maratona, una distanza di 42 chilometri e 195 metri che mi affascina ed a cui non riesco proprio a farne a meno: stavolta poi ho potuto percorrerla in un contesto speciale, quello di Santa Cruz!
Ammetto che non è stato il mio tempo migliore, anzi era da molto che non andavo sopra le 4 ore ma è il modo con cui l’ho ottenuto che mi ha entusiasmato: tenendo conto che la gara si sarebbe disputata con una temperatura media oltre i 25 gradi, dovevo sapermi amministrare e soprattutto cercare di realizzare la strategia che avevo in mente… E così è stato: nelle prime due ore ho percorso più chilometri che potevo ad una velocità accettabile che mi permetteva anche di riservare un po’ di energie in vista di quanto mi aspettava in seguito, poi mi son limitato a gestirmi con il caldo che si faceva sentire, le strade fatte con una specie di piastrella in cemento, che sollecitava le ginocchia, e la fatica. Prima della partenza avevo pronosticato un tempo tra le 4 ore e mezzo e le 5: ho fatto meglio, cosa posso chiedere di più?
Tutto è cominciato a fine maggio, quando in internet vedo un annuncio in cui si parlava che a luglio ci sarebbe stata una conferenza stampa per lanciare la maratona della città: ho avuto un sussulto, la cosa mi ha subito allettato e mi chiedevo se effettivamente avessi qualche possibilità di correrla… Avevo qualche riserva perché negli ultimi mesi avevo lasciato un po’ da parte questa mia passione, anche se qualche corsetta per tenermi in forma la facevo ma peccavo di continuità: beh, mi son detto, cominciamo a fare un po’ di preparazione e fra un mese e mezzo vediamo… Comincio a macinare chilometri e, per non trascurare i ragazzi ed i miei impegni, lo faccio svegliandomi presto perché altrimenti poi non avrei avuto molto spazio a disposizione nel corso della giornata. Arrivo a fare anche qualche seduta serale, fatta di esercizi di stretching, vincendo anche la stanchezza per quanto avevo fatto durante il giorno e vedo che i primi risultati arrivano: comincio ad andare più forte ed i tempi iniziano a ridursi. Tento così un lungo, cioè una distanza superiore ai 21 chilometri, che qui è un’impresa perché nei paraggi dell’hogar o si va per la sabbia oppure si corre in direzione della città lungo l’unica strada possibile, che è anche la più trafficata ed è costellata di buche… Nel farlo ho rimpianto i percorsi di allenamento che facevo in Italia ma non mi sono dato per vinto, così come quando uscivo sotto la pioggia o affrontando i venti forti che caratterizzano questo periodo dell’anno: le risposte che arrivano sono positive così decido di tentare, mi iscrivo!
I ragazzi pian piano si sono incuriositi da quanto stavo facendo e cominciavano a chiedermi il motivo di tutto questo: non comprendevano il fatto che uno facesse dei sacrifici per una semplice passione, spettava a me spiegargli con calma e pazienza che quando ad uno piace una cosa non c’è niente che gli possa impedire di farla. Mi cominciano a chiedere se avevo fatto qualche gara prima e, alla mia risposta affermativa, subito vogliono sapere se avevo vinto ed in che posizione mi ero classificato… Qui è stato difficile fargli capire che per un podista non è importante sapere davanti a quante persone è arrivato, forse quello serve per aumentare l’autostima, ma conta l’avere tagliato il traguardo perché ce l’hai fatta, sei uscito vincitore in una gara contro te stesso e non hai mollato nemmeno nei momenti più difficili della competizione: messaggio che non è mica semplice da trasmettere ma non mi smetto mai di ripeterglielo perché questo non vale solo per una corsa, va esteso a tutti i campi della vita!
L’ultima settimana ho dovuto seguire una dieta particolare in vista dell’evento ed ho rinunciato a mangiare coi fanciulli: mi sembrava strano non essere con loro all’ora di pranzo e credo che anche loro abbiano provato la stessa sensazione. Le loro domande sulla mia passione per la corsa aumentavano e gli ultimi giorni mi caricavano perché dicevano che vorrebbero venire a vedermi, avrebbero fatto il tifo per me… Il massimo è stata la sera della vigilia della manifestazione: due bambine mi si avvicinano e mi chiedono qual’è il numero del mio pettorale. “E’ il numero 10”, gli faccio, “perché?”. “Perché così sappiamo su chi puntare domani, su chi potremo tifare”. Mi sono commosso e non soltanto perché avevo mille dubbi per la testa sulla mia condizione atletica, sul fatto che non mi fossi allenato a dovere visto che la mia priorità era aiutare 65 ragazzi bisognosi e per loro non mi risparmiavo di certo, sulla mia tenuta del caldo ed avevo la paura di non farcela, di non finire per la prima volta una maratona…. Dopo quelle parole mi son detto che no, non sarebbe stata questa la volta in cui mi sarei ritirato perché non volevo deludere i miei piccoli tifosi.
Dalle 5 di mattina di domenica, ora in cui hanno dato il via alla gara, il mio pensiero era di concluderla, non ci sarebbe stato niente che me lo avrebbe impedito e non importava se ci avessi messo più di quanto preventivato: ad ogni passo il mio pensiero era per i miei ragazzi che mi avevano visto allenarmi per mesi, si erano appassionati a quanto stavo facendo ed erano sicuri di un mio risultato positivo… Non potevo deluderli! Nei momenti più difficili il solo pensiero di dovergli dire che non ce l’avevo fatta era di sprono per continuare ed alla fine ho tagliato il traguardo: quando mi hanno dato la medaglia che spetta solamente a chi percorre tutti i 42 chilometri ho pensato ai loro volti, ai loro sorrisi. Quando sono arrivato a casa mi hanno circondato sorridenti, abbracciato e fatto un sacco di domande, tra cui quella se avevo vinto: sì, dico tra me, e la medaglia più bella siete voi perché siete stati miei compagni di viaggio in questa mia piccola avventura, nata dalla mia “folle” passione per la corsa.
Har baje

1 commento:

  1. Non mollare mai neanche nel momenti più difficili! Bravo marco!
    Antonella, san Nicolò, mira

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