lunedì 21 marzo 2016

Dia del padre

Che giorni intensi, pieni di soddisfazioni! La festa del papà mi ha riempito di abbracci, gesti di affetto e parole dolci che mi fanno capire quanto i ragazzi ci tengano a me: è in queste occasioni che capisco come il cammino che ho intrapreso sia quello giusto, anche se a volte è difficile e gli ostacoli si celano dietro ogni angolo.
Stasera ho ricevuto qualcosa di eccezionale e di inaspettato: grazie alle educatrici, sono stato festeggiato assieme alla componente maschile del personale come papà! Fa davvero un certo effetto vedere i ragazzi contenti nel celebrare questo giorno e capire che per loro siamo come dei padri, anche se non potremmo mai sostituire quelli naturali: ci prendiamo cura di loro tutto il giorno, preoccupandoci quando stanno male o li vediamo con un’espressione trista dipinta in faccia, ridendo assieme, li rimproveriamo quando fanno qualche marachella di troppo, gli facciamo i complimenti quando se lo meritano, giochiamo e ci divertiamo assieme…. Insomma facciamo tutto il possibile perché crescano bene e diventino degli adulti con sani principi! Ci hanno fatto giocare, ridere, hanno ballato per noi ed incitato: alla fine qualcuno si è avvicinato e dato una letterina in cui esprimono ciò che sentono per noi e ci ringraziano: sono stati davvero dei bei momenti! Questa serata è stata la degna conclusione di un periodo di cinque giorni in cui si è verificata una serie di episodi con cui i fanciulli hanno espresso il loro affetto nei miei confronti.
Il tutto è iniziato giovedì: nel pomeriggio Alejandra, una delle più piccole, mi vede, sale dal suo salone e mi corre incontro con un biglietto grande quasi quanto lei dietro la schiena. Mi guarda e sorride, mi dice di chiudere gli occhi e di aprire le mani. Lo faccio e mi ritrovo con quanto nascondeva dietro di lei: lo apro e mi si apre il cuore quando leggo che mi vuole bene. Le emozioni non sono finite qui perché subito mi incalza con una domanda che mai avrei pensato potessero farmi: “Marco, domani vieni a scuola e mi fai da papà?”. Parole dense di significato: so che forse le manca il padre ma soprattutto sono a conoscenza che lei, a soli 7 anni, è stata vittima di abuso sessuale da parte del genitore… Ha scelto me come sostituto, forse perché gli do sicurezza, e per me è motivo di orgoglio e di certo non potevo negarmi.
Venerdì c’è stata la festa dei papà a scuola: è un momento molto delicato perché i ragazzi di fuori prendono in giro i nostri, visto che non ce l’hanno per diversi motivi, e qualcuno diventa triste perché avverte la nostalgia di casa. Poiché sono l’unico uomo presente all’hogar mi prometto di andare a vedere come vanno le cose da quelle parti: appena mi vede, Alejandra mi viene incontro sorridendomi, mi prende per mano, camminiamo per qualche metro così poi mi dice di aspettarla lì. Attendo qualche minuto e ritorna, mi fa chiudere gli occhi e poi mi dice di riaprirli: nelle mie mani mi trovo una coppa fatta da lei con scritto “Premio al miglior papà”… Ho un groppo in gola, l’unica cosa che riesco a fare è abbracciarla forte! Si avvicina anche Elizabeth e anche lei mi regala il suo lavoretto, stringendomi forte: da quando è qui non mi lascia un momento, mi dice che sono il suo papà e sono parole forti, soprattutto se dette da chi veniva picchiata da chi per primo avrebbe il dovere di difenderla.
Nel pomeriggio altri abbracci ed alcune letterine che non possono lasciarmi indifferente, mi commuovono e toccare il cielo con un dito: tra le altre ce n’è una che dice che sono come un papà perché la accompagno sempre e per questo mi vuole bene! Righe che mi fanno venire la pelle d’oca e mi strappano un sorriso!
Confesso che sabato ho cercato di non dare molta importanza alla festa ma invano: alla mattina mi son ritrovato un cartellone di auguri all’entrata del refettorio.... Un bel modo di iniziare la giornata! Ci è messo anche il parroco che durante la predica mi ha chiamato in causa dicendo che sono uno dei papà dell’hogar ed a stento riuscivo a nascondere il mio imbarazzo: è un riconoscimento importante ma non mi sembra di meritarlo, quanto faccio non è per avere un titolo o un onore ma è soltanto per i fanciulli! Proprio loro mi ripagano stavolta con le parole: Jaime, timidamente, mi dice che per lui sono importante e sono suo padre, così i piccolini che si avvinghiano a me en non vogliono mollarmi.
Sono stati momenti forti, stupendi ma mai come quelli di stasera: i ragazzi hanno voluto ringraziare alla loro maniera me e gli altri papà dell’hogar per essere loro accanto e ci son riusciti! Mi ha colpito ricevere delle lettere dalle ragazze più grandi in cui mi dicono che sono come un papà e si augurano che continui ad essere il migliore di qui: non ci potevo credere, ho dovuto rileggerle più volte per rendermi conto che non me lo stavo immaginando! Anche i gesti di stima inaspettati da parte di qualche maschietto hanno avuto un sapore del tutto particolare, perché si tratta di ragazzi che difficilmente si aprono e mostrano i propri sentimenti.
Grazie ragazzi per questi giorni e per avermi adottato come papà: sono davvero fortunato ad avervi accanto!
Har baje

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