sabato 8 marzo 2014

Infermeria

Finalmente è tornata Sandra, la nostra infermiera! Per circa tre settimane, periodo in cui è stata ad assistere Pablo in ospedale, mi sono preoccupato personalmente della salute dei ragazzi, grazie ad un piccolo corso che mi aveva fatto appena tornato.
Come ogni cosa che si fa per la prima volta, inizialmente ero preoccupato ed i primi giorni ero un po' scettico su quanto stavo facendo, anche perchè non ho alcuna competenza medica specifica: quando i bambini mi dicevano che stavano male e volevano essere curati, mi facevo delle domande del tipo “Ma cosa hanno fatto per meritarsi questo?” e “Poveri, si affidano completamente a me ma davvero sono in grado di aiutarli?”. 
Ho cercato di dare il massimo e, sostenuto dalla mano di Qualcuno che non ci abbandona mai, ecco che piano piano comincio ad acquistare dimestichezza: cerco di comprendere bene cos'hanno i miei piccoli pazienti, spingendoli a spiegarmi i sintomi che avevamo; pulisco e disinfetto le ferite cercando di non fargli male; in caso di convalescenza a letto, vado a trovarli nelle loro stanze a sincerarmi delle loro condizioni; cerco di tranquilizzarli sulla loro situazione. Per uno alle prime armi come me, le difficoltà sono state molteplici: il numero dei ragazzi che necessitavano di cure (spesso oltre la quindicina); ricordarsi di incaricare qualcuno di somministrare i farmaci in mia assenza o l'educatore notturno nelle ore di buio; farsi memoria di cosa avesse ciascun piccolo paziente; capire se il bambino avesse veramente male o era un modo per richiamare l'attenzione; trovare i giusti spazi per prendersi cura di tutti allo stesso modo. Fortunatamente ho anche trovato chi mi consigliava nel caso non avessi la più pallida idea di come intervenire!
A tutto questo si sommava il fatto che avevo altre cose da fare, per cui arrivavo a fine giornata un po' stanco e sono arrivato a contare i giorni di quando Sandra sarebbe tornata: ogni volta che mi dicevano che il ricovero di Pablo si sarebbe prolungato, era come se mi fosse caduto un macigno nella testa!
Sono capitati spesso periodi in cui ci si occupava della stessa cosa: per una settimana, ogni giorno erano come minimo due che si tagliavano o si ferivano; successivamente è arrivata la serie della tosse e dei raffreddori e quella dei funghi. Mi è anche capitato di avere a che fare con delle specie di piaghe infette presenti nella nuca, dovute ai pidocchi, ed in questi casi, come in molti altri, dovevo anche rassicurare chi ce le aveva: Sonia mi diceva che per questo suo papà la radeva spesso a zero e non voleva che ciò si ripetesse, l'ho tranquilizzata dicendo che qui nessuno farà questo almeno finchè ci sarò io.
Facendo il punto della situazione, direi che me la sono cavata e l'esperienza mi ha portato anche a scoprire di quanti medicinali servano ai ragazzi, dovuto soprattutto al loro numero (attualmente sono 75), e a trovare farmaci scaduti che abbiamo prontamente eliminato: l'insegnamento più grande però è stato che tutto è possibile, grazie all'amore ed all'umiltà, chiedendo aiuto quando non si è in grado di far qualcosa.
Har baje

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