sabato 15 febbraio 2014

Jamie

Più di una volta ho sentito dire che il Signore, per metterci alla prova, ci pone degli ostacoli da affrontare lungo il nostro cammino e che spesso ce li troviamo di fronte quando meno ce l'aspettiamo: credo che uno degli ultimi arrivati ne rappresenta un valido esempio.
La scorsa settimana, dopo cena, è arrivato Jaime, di quasi 10 anni e nel cui fascicolo si legge che il motivo del suo ingresso è per abbandono: quando l'ho portato in cucina a mangiare qualcosa, mi ero accorto da come parlava che in lui c'era qualcosa di diverso ma non ci ho dato molto peso. Il giorno dopo, guardando meglio le carte che lo riguardavano, scopro con Liliana che soffre di ritardo mentale: la cosa un po' spaventava, già si fatica con ragazzi “normali” che hanno svariati problemi, come pensare di prendersi cura di un bambino con le sue caratteristiche? E qui ho avuto la sensazione che Dio ha voluto pormi una sfida, quella di affrontare un mio grosso limite: confesso che stare accanto a chi presenta patologie di disabilità mentale mi mette molto a disagio, mi sento inadeguato nello stargli vicino e non so come comportarmi, nel timore che un normale gesto di amicizia o qualsiasi altro atteggiamento quotidiano possa essere frainteso, non possa essere compreso da loro. Possono sembrare delle paranoie ma posso assicurare che quando mi trovo a che fare con queste persone il più delle volte mi blocco: la voglia di scappare, di allontanarmene è tanta e spesso ha la meglio.
Già nei primissimi giorni Jaime si è subito attaccato a me, vuole starmi sempre accanto ed io cerco di stargli vicino quando è possibile e spiegandogli che spesso non posso stare in suo compagnia perchè ho varie cose da sbrigare ed anche lui ha i suoi doveri da assolvere. Non è cattivo anzi è buono come il pane anche quando gli altri lo prendono in giro, a volte capita che non vuole andare in camera o al salone di studio, non capisce al volo le cose o non presta la giusta attenzione ma ho capito che parlandogli con pazienza e con tranquillità, ripetendogli la cosa in vari modi, alla fine ci arriva. Una cosa che mi piace di lui è il suo sorriso, che letteralmente mi conquista, e mi impressiona il fatto che mi viene sempre a cercare e corre da me appena mi vede, forse perchè con me si sente al sicuro e sa che in qualche modo lo riesco a capire. E' una bella sfida, ringrazio veramente il Signore perchè mi dà la possibilità di affrontare e forse superare uno dei miei limiti! Ma oltre ad esserla per me, è per tutti i ragazzi dell'hogar: per molti di loro è la prima volta che si trovano a che fare con un bambino con ritardo mentale, all'inizio dicevano che era un “tonto”, che in italiano significa stupido, perchè non capiva e doveva essere strattonato o convinto con le cattive a fare le cose perchè non comprendeva subito che doveva compierle. Parlando a ciascuno di loro gli ho detto che Jaime è speciale, non è uguale a loro e per questo non va offeso o picchiato perchè intende le cose in una maniera tutta sua e, se non le capisce come noi vorremmo, dobbiamo aiutarlo a fargliele comprendere, spiegandogli bene e con pazienza: questo perchè è un nostro fratello e, trovandosi in difficoltà, è un nostro dovere aiutarlo senza esprimere giudizi e volendogli bene così com'è. Parole, soprattutto le ultime, che dovrò sempre far mie ogni giorno non soltanto per Jaime ma per chiunque incontrerò ogni giorno.
Har baje

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