giovedì 13 dicembre 2018

Impressioni

Son passate due settimane dal mio arrivo in Italia: sono stati giorni in cui ho potuto sistemare alcune cose ed ho incontrato molte persone con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche parola ma soprattutto di riposo (forse troppo) in cui mi sono concentrato sul mio sport preferito, il podismo, e sul ricaricarmi di energie, che torneranno utili per quando rientrerò in hogar. Ho l'occasione di guardarmi attorno ed in tante occasioni nella mia testa scatta automaticamente il confronto tra la vita di qui e la realtà di Santa Cruz, ringraziando per tutti gli aspetti positivi che ho ritrovato al mio rientro.
Appena uscito dall'aereoporto non potevo non rendermi conto del clima diverso rispetto a quello boliviano: lì sta per iniziare l'estate mentre qui sta per cominciare l'inverno e c'è una differenza di minimo 20/25 gradi.... Non è stato lo sbalzo termico a cui sono stato sottoposto a colpirmi bensì il modo di vestire della gente attorno, a partire dai miei genitori: capotto o comunque una giacca invernale che ben ripara dal freddo, maglioni, berretti di lana e quant'altro mentre dall'altra parte del mondo quando fa freddo ci si deve vestire a cipolla, mettendosi più felpe possibili pur di non battere i denti... In sei anni che sono lì ho visto ben pochi permettersi l'abbigliamento invernale che vedo qui: sarà che se lo possono permettere o il fatto che le basse temperature arrivano ad un minimo di 7/8 gradi (anche se l'umidità è molto elevata) e durano massimo una settimana salvo poi tornare in altre occasioni, prendendo tutti alla sprovvista, o il fatto che una spesa del genere non è giustificata per pochi giorni all'anno ma questo fatto mi fa un po' pensare.
Una volta salito in macchina per tornare a casa non posso non notare le strade: tutte asfaltate, magari c'è qualche crepa o qualche buco qua e là e con segnalazioni chiare e precise... Tutt'altra cosa rispetto a Santa Cruz! Vedo le macchine: anche le più vecchiotte sono in buone condizioni, almeno in apparenza, mentre da dove vengo non si possono non notare a volte dei veicoli che mi chiedo come possano ancora funzionare, con vetri sostituiti da teli in plastica, ammaccature nella carrozzeria molto consistenti, fanali che non funzionano e del tutto assenti... Veramente un altro mondo!
Arrivato a casa non ho potuto non gradire una bella doccia calda: essendo abituato ad avere due cavi elettrici che mi scaldano un poco l'acqua per lavarmi non potete avere l'idea del piacere che ho provato! Ammetto che io sono un privilegiato: i bambini del centro non hanno questa possibilità e si fanno il bagno sempre con l'acqua fredda, indipendentemente dal clima, e lo stesso vale per gran parte delle case attorno all'hogar. Le sole volte che mi trovo nella loro stessa situazione è quando alla mattina devo pulirmi la faccia e le mani perchè nel lavandino non c'è opzione di scelta: non immaginate quanto sia contento di svegliarmi qui ogni mattina e di potermi sciacquarmi il viso con qualcosa che non sia freddo! Apprezzo tanto il fatto che ci sia il riscaldamento e poi che non ci sia nessun spiffero da dove possa entrare il vento oppure il fresco dal di fuori: piccole cose a cui mi sono abituato di non avere ma non posso che dirmi felice di aver reincontrato.
Rientro nella mia camera e subito mi riempio di stupore: ma davvero ho bisogno di tutto questo? Quante cose ho e quante effettivamente mi servono? Mi accorgo che qualcosa è cambiato in me, forse lo stile di vita che ho abbracciato e scelto ha influenzato questo cambio: non voglio dire che al centro non abbia niente, anzi, ma cerco di sfruttare al meglio quello che ho e se devo comprare qualcosa mi faccio prima mille domande, del tipo se mi serve davvero oppure se può essere sostituito da qualcosa che ho già. L'ho imparato dai boliviani e soprattutto dai ragazzi: utilizzare tutto quello che si ha fino all'ultimo e nulla deve essere sprecato, i soldi non vanno buttati... Nel mio piccolo mi accorgo che nella mia stanza ci sono magliette o oggetti che forse ho utilizzato un paio di volte e mi pervade un senso di vergogna. Mi ritengo fortunato ad avere tante cose mentre c'è chi non ne ha: la mente va ai miei ragazzi che hanno solo un paio di scarpe e sono guai quando se ne rompe una, ai nuovi arrivati che arrivano con una borsa di piccole dimensioni che racchiude tutti i loro averi, alla gente che vive in campagna e non ha nemmeno un letto su cui dormire... Comincio davvero a credere che l'unica via possibile è quella del condividere quel poco che si ha con gli altri, come hanno fatto le famiglie di Parlamento che mi hanno offerto parte del loro pranzo quando sono andato ad aiutarle con gli amici di Mision Vida. L'hanno fatto col sorriso perchè hanno dato qualcosa di proprio all'altro e di sicuro non è che gli era di più: forse uno degli insegnamenti più importanti che ho ricevuto nella vita.
Devo ringraziare molto queste due settimane e non solo per l'affetto che ho ricevuto dalla gente che ho incontrato ma anche per farmi apprezzare fino in fondo le piccole cose di ogni singolo giorno che ho la fortuna di godere qui mentre in altre parti del mondo non sono poi nemmeno così scontate. La Bolivia mi ha insegnato anche questo.
Har baje

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