martedì 20 novembre 2018

Tra gioie e dolori

Sto firmando i certificati con cui si attesta che i ragazzi che domenica hanno ricevuto la Cresima hanno raggiunto tutti gli obiettivi prefissati dal corso di preparazione a cui avevano preso parte: mi appare strano porre il mio nome nello spazio riservato il catechista, non è un semplice atto formale perchè forse capisco una volta di più quanto sia stato importante nella loro formazione religiosa di questi negli ultimi mesi e soprattutto rappresenta l'ultima tappa di un percorso fatto insieme.
Leggo i nomi e sorrido, mi sorprendo nell'essere felice per chi ho seguito e non posso non ricordare quelle sensazioni di appagamento e gioia provate appena qualche giorno fa. Faccio memoria dell'agitazione provata nel non far tardi alla cerimonia perchè dovevamo essere per le 9 al Don Bosco, poco distante dal centro di Santa Cruz, e dovevo informarmi bene per capire come si sarebbe svolta al fine di dare le ultime dritte. Non riesco a dimenticare le facce che a stento trattenevano il nervosismo ed i miei tentativi di metterle a suo agio, dicendo loro che sebbene fisicamente non fossi stato al loro fianco non avrei mancato di far sentire il mio appoggio e poi, fatto importante, ad accompagnarli negli ultimi metri di questo cammino ci sarebbero stati i loro padrini e madrine, che hanno scelto personalmente e non li avrebbero sicuramente traditi sul più bello.
Sono stato coi ragazzi fino a qualche istante prima che iniziasse la processione perchè li vedevo tesi, come il sottoscritto, e cercavo di infonderli fiducia in quanto sapevo che erano pronti: questo mio gesto è stato in qualche modo premiato visto che ho avuto la fortuna di parlare con il vescovo che avrebbe celebrato, Monsignor Tito Solari. A dire il vero è lui che vedendomi ha voluto scambiare qualche parola con me e la cosa mi ha davvero colto di sorpresa: l'avevo conosciuto parecchi anni fa e posso confermare l'impressione di allora, quella di una persona semplice ed allo stesso tempo straordinaria, capace di infonderti tranquillità e dai cui occhi traspare una bontà senza limiti.
Inizia la cerimonia e mi defilo, andando a cercare posto vicino ai padrini: sono emozionato, cerco di scorgere il posto dove si sono seduti i miei giovani e mi lascio trasportare dalla Messa, penso di non averla mai vissuta in questo modo perchè il mio solo pensiero era accompagnarli nella preghiera. Mi preoccupo un poco quando li presentano per nome poichè questa era una parte a cui non li avevo preparati ma si son fatti trovare pronti ugualmente, mi sento orgoglioso quando accendono la candela per rinnovare le promesse battesimali, rispondendo a mia volta con una sorprendente voce convinta e decisa. Quando cominciano a fare la fila con altri adolescenti per ricevere l'unzione con il Santo Crisma penso che il momento è arrivato, il traguardo dopo aver camminato per tanti mesi insieme è lì. Li cerco con lo sguardo per capire se si avvicina il loro turno, li scorgo mentre stanno aspettando e mi stupisco che li sto accompagnando non solamente con gli occhi ma che cammino con loro in un'immaginaria linea parallela a quella in cui si trovano: qualcuno se n'è accorto e, come per ringraziarmi di questo, accenna un sorriso.
Sono soddisfatto, contento per loro al momento che il vescovo li saluta e non faccio a meno di pensare che il mio compito ora è finito: li ho guidati spiritualmente fino a qui, crescendo grazie alle loro domande scomode e che mi spingevano ad interrogarmi, ma ora spetta a loro decidere o meno di camminare per il sentiero della fede nella consapevolezza che troveranno sempre qualcuno disposto a fare un pezzo di strada con loro, me compreso. Dall'ultima verifica che ho fatto loro ho capito che erano pronti, qualcuna mi ha semplicemente sbalordito con quanto risposto a qualche domanda: sono convinto che parte di quello che ho cercato di trasmettere loro gli rimarrà dentro e spero che continuino a seguire il percorso di cui la Cresima è soltanto una tappa, seppur importante.
Mentre rivivo quanto provato domenica scorsa continuo ad avere tra le mani quei certificati, a mettere la mia firma ricordando quanta gioia ho provato per i miei ragazzi ma d'improvviso mi fermo e il cuore si riempie di tristezza: davanti a me compare il nome di una fanciulla che purtroppo non ha ricevuto questo sacramento... Doveva essere cresimata, seppur con qualche difficoltà aveva passato il test finale ed avevo continuato ad accompagnarla negli ultimi giorni perchè ancora non aveva ben chiaro cosa avrebbe ricevuto con tale sacramento ma si è rovinata con le proprie mani: a meno di due giorni dal raggiungimento dell'obiettivo mio e suo ha combinato qualcosa di brutto che testimoniava che non era pronta. Non posso raccontare quello che ha fatto per diversi motivi ma è stato sufficiente per impedire a me, a Liliana e a Padre Ottavio di garantire che la giovane avesse superato brillantemente il corso di catechismo: personalmente non sarei stato a posto con la mia coscienza se l'avessi ammessa alla Cresima. Rileggo il suo nome e mi sento amareggiato perchè in qualche modo sento che ho fallito, non sono riuscito a portarla alla fine ed ha preso un sentiero diverso dal mio e dei suoi compagni forse perchè non ho capito che con lei dovevo rallentare il passo. Provo anche un po' di rabbia perchè mancava poco, anzi pochissimo ed in un attimo ha vanificato un percorso di mesi: un vero peccato! Mi dico che forse è stato meglio così, con un po' di rassegnazione mi dico che forse gli serve ancora un po' di tempo per capire quale strada è meglio intraprendere per lei e per gli altri, a condizione però di superare i fantasmi del suo passato che a volte sembrano tornare: una volta che riuscirà a vincerli o chiederà aiuto per combatterli, sarà pronta per riprendere il cammino che ha bruscamente interrotto.
Har baje

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