domenica 4 novembre 2018

Soddisfazioni di un catechista

Sono soddisfatto, contento perchè oggi i miei ragazzi che si stanno preparando alla Prima Comunione mi hanno fatto un bel regalo: a poco più di una settimana dalla celebrazione di questo sacramento gli ho proposto un piccolo esame ed i risultati sono stati più che buoni.
Per me era importante sapere se erano pronti, se avevano afferrato bene l'idea di quel che stanno per ricevere ma soprattutto ciò rappresentava un riscontro del cammino che avevo fatto con loro, volevo capire se ero riuscito a comunicargli qualcosa: un caro amico mi ha consigliato che, prima di inculcare dei concetti, era importante trasmettere la mia fede, come la vivo e cercare di renderli partecipi di questo poichè è solo con l'entusiasmo in cui manifesto il mio credo che posso far scattare una scintilla negli altri. Non è stato semplice ma credo ne valga la pena anche se a volte può costare: se non sono convinto non posso pretendere poi di riempire di nozioni e di belle parole teste diverse dalla mia in quanto non sarei credibile e ciò vale in qualsiasi campo.
Il test che ho proposto mirava a capire se alcuni piccoli concetti ed il messaggio principale di questo percorso partito a febbraio fossero stati recepiti in pieno perchè, in caso contrario, sarebbe stato difficile per me affermare che questi fanciulli erano pronti e sicuramente sarebbe stato un segnale del fatto che non ho fatto un buon lavoro.
I ragazzi mi hanno letteralmente stupito: man mano che leggevo le risposte date mi rallegravo perchè quello che più mi premeva sapessero era rimasto impresso in loro, certe risposte mi hanno sorpreso per le parole usate e che venivano direttamente nel cuore così come i disegni che qualcuno ha voluto fare per rispondere alla domanda su chi fosse Dio per loro, anzi devo dire che qualcuno di questi mi ha letteralmente impressionato in quanto mi ha trasmesso la loro idea in merito nel miglior modo possibile. Se dovessi scegliere uno degli schizzi che mi sono stati presentati la mia preferenza va a quello di Jorge un po' per la storia di questo ragazzino e un po' per il modo in cui è nato: all'inizio del test l'ho visto impacciato, un po' in difficoltà ma, almeno inizialmente, alla cosa non avevo dato il giusto peso per cui un po' ero deluso del fatto che, mentre la maggioranza aveva già finito ed era andata a giocare, fosse lì ancora con il foglio bianco davanti. Ne ho chiesto il motivo, ho cercato di metterlo a suo agio perchè avevo bisogno di capire se qualcosa fosse entrato nella sua testa, avevo bisogno di un piccolo appiglio per ammetterlo alla Prima Comunione: mi sono offerto di aiutarlo nell'esame, di farglielo orale in quanto ero consapevole delle sue difficoltà nello scrivere e nel leggere, seppur abbia compiuto 10 anni. Sono rimasto esterrefatto nel vederlo esplodere in un pianto che mi pareva una sorta di richiesta di aiuto, una forma per comunicarmi che non poteva farcela: vista la situazione gli ho detto di andare fuori a prendersi una boccata d'aria e di andare a rinfrescarsi il volto, per pulirlo dalle lacrime. L'ho lasciato così per un po' perchè ho capito che a volte è meglio lasciar solo un ragazzo quando è in piena crisi per poi andarlo a cercare quando si è tranquillizzato: passato un quarto d'ora l'ho cercato nel bagno ed era ancora piuttosto scosso. Dovevo fare qualcosa perchè mi spezzava il cuore vederlo così e come catechista volevo accompagnarlo a fare questi ultimi metri che lo separavano dal traguardo: non poteva mollare giusto adesso! Gli stavo allungando la mano ma ancora non si decideva ad afferrarla: mi sono sentito impotente, ho sentito una grande tristezza nel cuore che si è tradotta con una voce quasi strozzata e con degli occhi che a stento trattenevano le lacrime... Non so come mi siano uscite le parole di bocca ma gli ho detto di non arrendersi, sarei stato al suo fianco se avesse deciso di sforzarsi ma mentre le dicevo mi sembrava di perdere la speranza. E' proprio in questo momento che è successo qualcosa di impensabile, un piccolo miracolo se così si può chiamare: non so se è stato il fatto di vedermi in quello stato o qualcos'altro, fatto sta che Jorge mi dice che vuole che lo aiuti e mi spinge a tornare con lui nella sala della catechesi, sembra che abbia superato il suo momento difficile anche se ha ancora gli occhi lucidi.
Mi siedo con lui, prendo il suo foglio e la pena e comincio a leggergli le domande: parto dalle più semplici, quelle che so con sicurezza che conosce, per infondergli fiducia. Le integro in quanto ho la certezza che nel suo cuore conosce le risposte, devo solo cercare di tirargliele fuori. Ci riesco e mi viene naturale abbracciarlo per fargli sentire che faccio il tifo per lui, per dargli maggior sicurezza e perchè ne ha bisogno. Non ricordo bene se al terzo o quarto quesito mi sorprende per quanto mi dice, con una semplicità disarmante e usando parole che rendono pienamente l'idea e non posso non essere contento di questo. Il fanciullo è ormai tranquillo e capisco che il metodo che sto utilizzando funziona, mi aiuta a togliergli dalla bocca quello che sa e che non riesce ad esprimere. Mancava ormai la domanda su chi fosse Dio per lui: sapevo che nel suo caso un disegno rappresentava la miglior opzione possibile e così è stato. Nel pezzo di carta che aveva davanti compare una croce dove c'è Gesù con davanti un cuore grande, che rappresenta l'amore: è in quel momento che ho gioito per lui, mi ha fatto capire davvero cosa significasse Dio per lui e mi ha commosso perchè in quello schizzo ci ha messo quello che è ben custodito nel suo cuore ed ha voluto tirar fuori. Nell'ammirarlo non ho avuto dubbi: aveva superato brillantemente la prova e quando l'ho guardato dicendogli “Jorge ce l'hai fatta, domenica riceverai la Comunione per la prima volta” il suo volto si è illuminato ed è spuntato un sorriso. Mi ha abbracciato, come per ringraziarmi per averlo aspettato e teso una mano per aiutarlo, mentre io ero felice per quello che questo piccolo era riuscito a fare.
Mi sono sentito appagato perchè non è stato semplice ma sono in qualche modo riuscito a far sì che Jorge riuscisse a tirar fuori quello che sapeva ed allo stesso tempo ero grato in quanto tutti i miei fanciulli mi hanno piacevolmente stupito in quanto mi hanno fatto capire che hanno fatto loro quello che desideravo trasmettergli: credo che per un catechista o meglio per un pseudo-catechista come il sottoscritto sia la gioia più grande che possa ricevere.
Har baje

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