venerdì 24 marzo 2017

Notte all'ospedale

Ci son tante tante prime volte qui in Bolivia, esperienze che non avevo mai sperimentato nemmeno in Italia, ma stavolta ne avrei fatto volentieri a meno: due notti fa mi son trovato a fare assistenza notturna in ospedale a Bautista, uno dei miei figliocci.
Il fanciullo l'avevo portato al pronto soccorso il martedì sera perchè mi era venuto a dire che aveva male ad un orecchio ed Ines, la fisioterapista, aveva riscontrato che era infettato, inoltre aveva febbre alta e diarrea. L'unica cosa da fare era portarlo d'urgenza a farlo visitare, viste le precarie condizioni in cui si trovava, e così lo portiamo alla cassa di salute che si trova a Santa Cruz, a circa 13 chilometri da noi.
Mi dava una gran pena vederlo così e l'attesa mi snervava perchè aspettavo con ansia di sapere come si poteva curare: per ingannare il tempo parlavo al ragazzo e cercavo di fargli pensare a qualcosa di bello, a farlo sorridere anche se mi son trovato nella situazione di consolarlo e di asciugargli le lacrime perchè aveva paura di dover rimanere lì.
Quando è entrato con la fisioterapista nell'ambulatorio per la visita il tempo sembrava non passare mai e con lo scorrere dei minuti la mia preoccupazione cresceva perchè non vedevo uscire nessuno. Nel vedere la porta aprirsi speravo di vederli entrambi ma non fu così: sebbene non mi avessero ancora detto niente ho subito capito che Bautista sarebbe stato ricoverato per accertamenti. Mentre Ines era indaffarata con le pratiche dell'ospedale ho avvisato prontamente Liliana per capire cosa fare: bisognava vedere chi poteva rimanere lì la notte e chi la mattina seguente perchè non potevamo lasciare il ragazzo da solo, visto che l'hogar ne è responsabile. Fortunatamente si trova qualcuno che dà la disponibilità ma si dovrà verificare che chi resterà con lui durante il ricovero: il problema è la notte e la mattina, visto che Ines può assisterlo nel pomeriggio. Si opta per un'educatrice la mattina mentre la notte del mercoledì sarebbe toccata a me: non potevo tirarmi indietro visto che il centro si trovava in difficoltà nel gestire la cosa e il numero del personale non dà molte scelte, d'altra parte la mia presenza qui si motiva nel dare un aiuto dove più c'è bisogno e soprattutto ero un mio figlioccio a stare male, che mi vuole un bene da matti e mi ha scelto come padrino perchè ha fiducia che gli sarò sempre vicino e non esiterò a dargli una mano quando servirà.
Quando sono entrato al pronto soccorso la prima cosa che mi ha colpito è che l'ho trovato lì dove l'ho lasciato 24 ore prima, su una barella improvvisata come letto lungo il corridoio: l'unica differenza era che avevano aggiunto un comodino per i medicinali ed una sedia. L'ho aiutato a fare la nebulizzazione ed a mangiare, insistendo affinchè mangiasse tutto, l'ho fatto ridere perchè ero giù e voleva tornare a casa, l'ho ripulito quando si sporcava durante il pasto o vomitava catarro: mi sembrava una cosa talmente naturale che mi ha sorpreso il fatto che una signora mi ha chiesto se ero il papà ed è rimasta incredula alla mia risposta negativa.
Alle undici di sera l'hanno finalmente trasferito in reparto e lì il tempo è passato per sistemarlo e mettere in ordine le cose: faceva uno strano effetto vedere tanti bambini piccoli qui, che piangevano e gridavano per il dolore, svegliandomi di soprassalto o mantenendomi sveglio. Ogni tanto l'occhio buttava uno sguardo attento sul mio piccolo amico, per vedere se dormiva o aveva bisogno di qualcosa: vedendolo più tranquillo e con un colorito migliore della notte precedente mi sollevava il morale. Quando si è svegliato mi ha fissato e mi ha sorriso: è stato un bel modo per cominciare la giornata.
Prima di salutarlo e tornare all'hogar mi sono trattenuto ancora un po' perchè era arrivata una dottoressa per la visita: volevo sapere bene la situazione di Bautista, conoscere cos'aveva e quanto dovesse stare lì. Mi dice che ha del catarro nei polmoni e ci vorranno dai 5 ai 7 giorni prima di portarlo a casa: questo complica un po' le cose per il centro ma l'importante è la salute del ragazzo, tutto il resto passa in secondo piano. La cosa che più conta ora è che sta migliorando un poco alla volta ed è felice nel vedermi quando riesco a trovare un attimo per andarlo a trovare, inoltre tutti i ragazzi sono preoccupati per lui e chiedono quando tornerà: dai Bautista rimettiti presto che ti stiamo aspettando!
Har baje

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