sabato 25 febbraio 2017

Tempo di bilanci

Grazie ai tanti incontri di questi giorni, che mi permettono di raccontare la mia esperienza e la vita dei ragazzi, posso tracciare un piccolo bilancio sull'ultimo periodo trascorso in Bolivia, tutt'altro che semplice rispetto a quanto pensassi visto che davo quasi per scontato il poter vivere di “rendita” dopo quanto passato negli anni precedenti. Mi son sbagliato di grosso perchè questo periodo in hogar è stato molto più intenso e complicato rispetto ai precedenti per una serie di fattori: avere più esperienza ha significato avere più responsabilità; le difficoltà economiche e la riduzione degli aiuti che si ricevono; il dare maggior appoggio i ragazzi nella loro crescita, sentendomi a volte inadeguato ed andando in difficoltà per non riuscire a comprendere quale sia il miglior modo di rapportarsi con loro; il dover spesso concentrarmi sulla manutenzione della struttura a discapito dei fanciulli, che sono il vero motivo della mia presenza lì... E non va dimenticato il periodo di crisi che ho vissuto e mi ha messo duramente alla prova.
Non tutto è stato negativo perchè ciò mi ha aiutato a crescere come persona ed a conoscere meglio la realtà che mi circonda: il portare più volte i ragazzi al poliambulatorio o all'ospedale mi ha permesso di capire quanto il sistema sanitario pubblico sia precario ed incapace di rispondere ai bisogni della gente per cui chi ha i soldi (e sono in pochi) preferisce il privato; il camminare per la città mi ha fatto scoprire il fenomeno dei ragazzi di strada, che ho notato in crescita rispetto al passato o forse è soltanto un'impressione visto che da poco ho aperto gli occhi su questo tema; il dover rinunciare o rimandare certi progetti ed il non poter rispondere a certe necessità per i bambini mi ha fatto notare ancora una volta quanto sia difficile far quadrare i conti e cercare di sfruttare al meglio le poche risorse a disposizione; l'essere in difficoltà mi ha fatto capire quanto sia importante avere qualcuno che ti sostenga e ti sproni, ammettere che ci sono occasioni in cui non ce la si può fare da soli ma è necessario l'aiuto altrui e soprattutto che essere famiglia non è questione di sangue ma di prendersi cura gli uni degli altri vicendevolmente.
Ci si rimbocca le maniche, cercando di ricavare il massimo da quello che si possiede, e ci si mette a disposizione di qualsiasi cosa, anche se a volte non è proprio piacevole, soltanto perchè è la sola cosa giusta da fare, perchè vale la pena mettersi in gioco ogni giorno per quei fanciulli a cui la vita finora ha riservato solo amarezze e che spesso non hanno nessuno a cui affidarsi. Le soddisfazioni più belle sono legate proprio a loro: quando ero giù sono venuti a rincuorarmi; si sono spesso confidati per avere un consiglio o per vincere una loro paura; mi hanno cercato quando piangevano o quando volevano qualcuno con cui parlare ma soprattutto hanno deciso di avere fiducia in me e non è cosa da poco poichè, prima di venire nel centro in cui vivono, spesso il comportamento dei loro genitori e dei familiari li ha portati a non fidarsi dei grandi. Ho condiviso tantissimo con loro quest'anno soprattutto gioie, sogni, risate ma anche lacrime, il gioco (quante partite a basket e a scacchi che ho fatto!) e qualche lavoretto: l'orto, per il quale ho voluto premiare gli sforzi dei miei piccoli aiutanti sebbene quest'anno non abbia prodotto molto; il taglio degli alberi; il contributo dato in cucina e nel portare a casa qualche donazione; l'imbiancare; il montare i letti nuovi.... Tutte cose che ci fanno sentire famiglia e che sensazione di gioia e tenerezza quando di ritorno dalla scuola mi cercano per dirmi del bel voto preso oppure quando le più piccole ogni tanto mi vengo incontro urlandomi “Papi”!
Dove trovo la forza per andare avanti? Sicuramente nei sorrisi dei ragazzi, nel clima di complicità che a volte riusciamo a creare ma anche nella Provvidenza che non mi abbandona mai, si fa vedere quando sembra non esserci soluzioni e ti/ci avvolge in tutto l'amore di cui è capace; nella mia fede che non posso nascondere perchè parte di me e quindi non posso negare; è in Dio, è in Gesù che spesso non sento ma Lo vedo in quei piccoli volti e mi dice di aiutarlo, di farmi suo strumento affinchè le sue mani possano consolare, accarezzare, far rialzare e camminare chi ha avuto soltanto amarezze nella vita.
Har baje

1 commento:

  1. Caro marco... quanta delicatezza e sensibilità in quello che racconti! Il finale davvero riempie e travolge il cuore!
    Antonella, san Nicolò, mira

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