giovedì 25 febbraio 2016

Bolivia: un nuovo inizio?

Il 21 febbraio l’intero Paese è andato alle urne per un referendum molto importante: si doveva decidere se volere o meno una riforma costituzionale che consentisse al presidente Morales di ricandidarsi come tale alle prossime elezioni, visto che aveva già raggiunto il limite previsto di due mandati. A dire il vero si trattava di concedergli la possibilità di essere rieletto per la quarta volta poiché la sua prima nomina era avvenuta quando non era ancora in vigore la nuova Costituzione da lui voluta.
Come è andata a finire? A qualche giorno di distanza si può dire che il no ha avuto la meglio nonostante un margine risicato, di appena 2,3 punti percentuali: un risultato che governo e Mas, il partito al potere, non immaginavano lontanamente e che hanno dovuto accettare di malavoglia. Non sono bastati i numerosi tentativi di brogli, confermati dal ritrovamento di schede favorevoli al sì in prossimità dei seggi appena aperti e dagli avvertimenti di stare attenti a come indicare il proprio voto per non vederselo annullare, e non sono serviti i toni minacciosi del vicepresidente che, alle prime proiezioni che annunciavano il dissenso alla riforma costituzionale, affermava che sicuramente erano sbagliate e sicuramente il sì avrebbe trionfato: il no ha vinto!
Come si può spiegare questo risultato, visto che lo stesso Morales lo ha visto come un referendum sulla propria persona? A meno di due anni delle ultime sue elezioni, il consenso intorno a lui dicono sia crollato di 12 punti: come può essere successo? Molti puntano il dito sulla corruzione e sugli scandali che stanno scuotendo il partito al potere, il Mas, e sulle lotte per la supremazia al suo interno: ci sono comuni in cui i suoi esponenti arrivano a darsele di santa ragione soltanto per vedersi attribuita la nomina di sindaco. Non si può non citare il caso del Fondo Indigeno, in cui si è verificata una sottrazione di denaro pubblico da parte di alcuni ministri e sottoministri che hanno dovuto ammettere il fatto e dimettersi, e le recenti accuse allo stesso Morales per aver fatto pressioni a favore di una donna affinchè assumesse un ruolo di prestigio in un’importante azienda.
Altra nota di lettura del risultato referendario è l’atteggiamento contradditorio assunto dallo stesso presidente nell’ultimo periodo: da tempo proclamatosi protettore della natura, la”madre terra”, e degli indigeni, ora trivella tutto il territorio nazionale alla ricerca di giacimenti minerari, affermando che le aree protette sono un’invenzione americana per impedire ai popoli di usufruire delle proprie ricchezze, ha sedato con violenza le proteste degli indios guaranì ed ha deriso le pretese degli abitanti della regione di Potosì che volevano soltanto la realizzazione delle promesse che gli aveva fatto in campagna elettorale.
La ragione forse più realistica risiede nel fatto che i boliviani hanno visto questo progetto di riforma come una volontà di mantenere il potere, di fare i propri interessi modificando la legge a proprio vantaggio, hanno visto il pericolo che il regime democratico in cui ora vivono possa lentamente trasformarsi  in una sorta di dittatura: col loro no, sei regioni su nove e soprattutto i giovani hanno detto che nessuno può porsi sopra la legge, che non è ammissibile che chi ha il potere possa modificare le regole seguendo soltanto i suoi interessi e non quelli della collettività.
Cosa cambia ora? Forse poco o niente, Morales ha davanti a sé altri quattro anni e ritendo continui sulla strada intrapresa: che si voglia o meno, come più di qualcuno afferma, è uno dei migliori Presidenti di questo Paese perché attraverso i vari sussidi economici cerca di aiutare le frange più povere e deboli, eccezion fatta per i ragazzi di strada e gli hogar che gli aiutano. Si è preoccupato di creare delle infrastrutture, delle strade per permettere un trasporto più facile, ha portato acqua potabile e luce dove mancava, ha nazionalizzato alcuni settori dell’economia per sottrarle dalle mani di multinazionali e di stranieri perché giustamente, come dice lui, un popolo dovrebbe gestire le sue risorse autonomamente: non si può negare che la Bolivia non sia cambiata grazie a lui. Certo non sono tutte rose e fiori: la sanità è un problema, visto che se non hai i soldi non puoi permetterti cure adeguate; la sicurezza è un’utopia, visto che i casi di violenza e furto sono all’ordine del giorno, e non c’è giustizia, con malviventi lasciati liberi anche se colti in fragrante; l’educazione lascia a desiderare; è aumentato il divario tra ricchi e poveri…. A pensarci bene, il no forse è un suggerimento al governo a lavorare su questi fronti perché di lavoro ce n’è parecchio!
Staremo ora a vedere cosa accadrà: sicuramente nel Mas ci sarà un grande fermento, visto che dovrà trasformarsi in un vero partito politico perché ora dipende esclusivamente dalla figura carismatica di Morales, così come nell’opposizione, che dovrà individuare un leader e dotarsi di un programma serio se vorrà vincere le prossime presidenziali. Nel frattempo spero che le istituzioni lavorino per migliorare la vita del popolo boliviano!
Har baje

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