domenica 30 agosto 2015

Una pizza dai tanti volti

C’è una cosa che i ragazzi mi chiedono sempre e che aspettano con trepidazione: la pizza!
Se all’inizio la facevo una volta al mese, ora sono passato a due visto il successo riscontrato: non vi nascondo il fatto che la cosa sia un poco laboriosa visto che le bocche da sfamare superano la settantina e mi occupa tutta la giornata ma vi assicuro che il risultato mi ripaga di ogni cosa.
In ogni occasione mi faccio aiutare da tre fanciulli, scegliendo a rotazione maschietti o femminucce, in modo che riesco a passare un po’ di tempo con ciascuno per conoscerci meglio e per parlare. Mi faccio dare una mano per fare l’impasto, per stenderlo nelle teglie, per preparare gli ingredienti, per aprire i barattoli, per farcire, per portare nel forno a legna quanto da cuocere, per tagliare e servire quanto cucinato sempre ripartendo i compiti in base all’età: prima di fargli fare quanto assegnatogli, gli mostro come fare e vigilo, cercando di infondergli sicurezza quando hanno il timore di sbagliare o rincuorarli quando il risultato non è dei migliori, dicendogli che è soltanto la prima vola e che la seconda andrà sicuramente meglio. E’ così che questo momento diventa anche motivo di una crescita comune perché imparo ad apprezzare alcune loro doti che ignoravo e appendo qualcosa in più su di loro.
Il giorno in cui preparo la pizza sono in cucina già di mattina presto e non c’è bambino che passi e mi chieda il motivo della mia presenza lì: in realtà tutti sanno già la risposta ma il solo sentirsi dire da me la ragione è motivo per essere felici. Durante la giornata tra i miei piccoli amici sale l’attesa per la cena e c’è il tentativo di capire che tipo di pizza mangeranno poichè non propongo sempre lo stesso ma vario a seconda di quanto trovo in cucina o mi passa per la testa: le più apprezzate finora sono state quella bianca con patate e formaggio; quella con charque (un tipo di carne salata seccata al sole), formaggio e pomodoro; quella con mais e salsiccia ed infine quella che ho fatto ieri con salsa di pomodoro, mais, olive, prosciutto e formaggio.
Oltre ai momenti di risate e condivisione coi miei piccoli aiutanti, quello più bello è rappresentato dalla cena: nel refettorio non vola una mosca finchè non hanno finito di mangiare ed è una cosa che ha sorpreso sia me che gli educatori visto che di solito c’è sempre un brusio, quel “chiasso” che solo i bambini sanno fare, tant’è che l’abbiamo ribattezzata il “miracolo della pizza”! E poi sentirsi dire da ciascuno, tra un boccone e l’altro, “grazie per la pizza”, “Marco, la tua pizza è deliziosa”, “non è che ce n’è ancora, è così buona che non smetterei di mangiarla” e così via fino al momento della buonanotte è un qualcosa che mi riempie il cuore ed in qualche modo mi commuove perché le mie fatiche sono ricompensate in una forma del tutto inaspettata perché ciò che mi spinge a stare tutta la giornata in cucina è fare qualcosa che gli piaccia e pare che ci sia riuscito! E’ proprio vero: quando si fanno le cose con amore tutto riesce!
Un grazie di cuore per tutto questo ai benefattori che ci regalano quello che poi vado ad utilizzare e soprattutto ai ragazzi che ogni volta mi danno una grossa mano in cucina, dimostrandomi ancora una volta che l’unione fa la forza, sempre!
Har baje







1 commento:

  1. La pizza fa sempire festa !!!! Bravissimo!!!!
    Antonella, mira

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