giovedì 12 febbraio 2015

Destinazione La Paz!

A volte un po’ di riposo è necessario e così, dopo un paio di mesi in cui ho rimpiazzato un po’ tutti per le ferie, pitturato i saloni di studio e tagliato i capelli ai ragazzi, ho avvertito la necessità di staccare ed ho colto l’occasione di viaggiare con Tiziano per visitare una delle città più importanti della Bolivia: La Paz.
Dall’aereo ho avuto subito l’impressione di trovarmi in un posto più povero rispetto a Santa Cruz: alle case mancano gli intonaci, danno l’idea di non esser state ancora finite ed il tetto è fatto di lamiere perché gli abitanti non hanno i soldi per permettersi di terminarle o di comprare i coppi. Una volta arrivato scopro di trovarmi a El Alto, cittadina gemella di La Paz, che si trova sui 4000 metri d’altezza: si è sviluppata negli ultimi 20 anni ed è cresciuta grazie alla forte migrazione. Per arrivare alla meta del mio viaggio si deve prendere un taxi e scendere di circa 400 metri: percorrendo la strada ho potuto notare come la città si trovi in una specie di conca tra le montagne, che la proteggono dal vento e dalle intemperie, ed il contrasto tra centro, fatto di grattacieli ed edifici moderni e lussuosi, e le altre case che sono molto modeste. Il traffico è molto caotico, è tutto un saliscendi che a volte si fa ripido e c’è un misto tra tradizione e modernità: in ogni angolo si vedono le cholitas, delle signore che indossano dei vestiti e il capello tipici della zona. Rispetto a Santa Cruz vedo molta più gente bisognosa per la strada, che chiede l’elemosina e lo fa fare anche ai propri figli mandandoli da un’altra parte a ballare per ricevere qualche monetina: ogni volta che li vedevo il cuore mi stringeva, rimanevo impietrito, mi chiedevo se è possibile questo e se e come potevo far qualcosa per loro.
Nei giorni seguenti il nostro arrivo, abbiamo visitato Tiwinaku, centro dell’omonima civiltà preincaica: ne sono rimasto colpito per il livello raggiunto nella lavorazione della ceramica ma anche per i resti che ho potuto ammirare, in cui le pietre si incastravano perfettamente l’una con l’altra e davano l’impressione di trovarsi davanti a qualcosa di magico e meraviglioso. L’unica pecca è il modo in cui gli scavi sono stati portati avanti nei decenni passati ed all’incuria in cui sono riversa il sito, gestito dalla comunità locale: sembra quasi che non gli importi granchè e non lo sappia valorizzare appieno. Stesso discorso vale per i musei che ho visitato: ci sono cartelli in cui la spiegazione è troncata a metà, foglietti di carta attaccati con la colla alle vetrine dei reperti archeologici, a volte mancano le indicazioni… Si arriva all'idea che ai boliviani non interessi molto il loro passato o, molto probabilmente, non abbiano l’idea su come risaltarne l’importanza.
Ho avuto anche la fortuna di poter visitare il lago Titicaca: è incredibile poter trovare a 4000 metri di altitudine un lago così grande e per giunta navigabile! Facendo tappa a Copacabana ho preso contatto con un forte sincretismo religioso, cioè ad un misto tra cristianesimo e cultura popolare, che rispetto a Santa Cruz è molto più radicato: si vendono le miniaturas, ovvero degli oggetti che rappresentano dei desideri (casa, lavoro, auto, laurea, salute, amore) che si vogliono realizzare e si va al santuario del paese a farle benedire. Se il proprio sogno si realizza, si tornerà a rendere grazie: nel caso di un’automobile, la si porta a benedire riempiendola di fiori e innaffiando le gomme di alcool, offrendone un po’ anche alla Pachamama (la madre terra che, dopo l’avvento degli spagnoli, viene identificata con la Madonna). Si comprano anche dei dolcetti, a forma di quello che si vuole ottenere, che assieme alle foglie di coca verranno bruciati in offerta alle divinità: un po’ di questi altari li ho potuti ammirare nel monte del Calvario di Copacabana, proprio dietro alle stazioni del Rosario. Religione cristiana e andina si mescolano e si intrecciano più volte: a La Paz non è difficile imbattersi negli sciamani, che leggono il futuro dalle foglie di coca, appena fuori dalla chiesa di San Francesco così come, lungo la strada delle streghe, si possono ammirare amuleti, statuine e dolci per invocare la protezione della Pachamama, erbe e feti di lama per chiedere fortuna e fecondità. Al primo impatto sono rimasto impressionato, intimorito ma allo stesso tempo incuriosito, ne volevo sapere un po’ di più per conoscere un aspetto che fino a quel momento mi era sconosciuto.
Ho potuto vedere dei paesaggi meravigliosi: tra questi la valle de la Luna, una zona in cui l’erosione ha creato delle vere e proprie opere d’arte e, passeggiando tra rocce scolpite dal vento e dall’acqua, mi dava davvero l’impressione di trovarmi in un posto che non si trovava nella Terra, non riuscivo a fare a meno di continuare a scattare delle foto per immortalarne ogni angolo!


Il fatto di trovarsi in un altopiano ad un’altitudine così elevata, circondato dalle Ande, a volte mi giocava un brutto scherzo: convinto di essere sul livello del mare, facevo di corsa le scale o una salita e poi mi toccava fermarmi un bel po’ per riprendere fiato e per far sì che il cuore tornasse al suo ritmo regolare. Ogni movimento, ogni sforzo doveva essere dosato minuziosamente per non affaticarsi troppo e non soffrire di qualche disturbo!
I giorni passati a La Paz, oltre a farmi conoscere realtà di cui avevo un’idea molto vaga, mi ha permesso di poter vedere ed apprezzare quella Bolivia che tante volte avevo immaginato prima di partire, a cui Santa Cruz non sembra appartenere: se vi capita l’occasione, visitarla ne vale veramente la pena!
Har baje 

Le cholitas
Gli stregoni o sciamani

La via delle streghe

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