lunedì 15 dicembre 2014

Il Natale si avvicina...

Tra una cosa e l’altra non mi accorgo di come il tempo voli e, quando trovo un momento per poter riposare e prendere fiato, il calendario a volte mi sorprende: soltanto oggi mi son reso conto che manca soltanto una decina di giorni a Natale! Sarà il primo in terra boliviana e lontano dai miei cari ma, ad essere sincero, quella trepidazione, quella sensazione che ti fa provare come unica quest’occasione non la sento, complice forse il gran caldo afoso di queste parti, ben lontano dal freddo italiano che di solito c’è in questo periodo.
E’ un tempo un po’ particolare in cui la gente del posto si ricorda dell’hogar e ci dona vestiti, giocattoli e cibo ed è anche tempo di vacanze per il personale che, grazie anche al numero esiguo di ragazzi rimasti nella struttura, può così può prendere qualche giorno di riposo per ricaricare le energie in vista del prossimo anno. Andrà in ferie anche Liliana, l’amministratrice, che mi ha letteralmente consegnato tutto nelle mie mani dicendomi che si fida di me: ammetto che la cosa mi ha fatto piacere ma da un lato ho un poco di timore, di paura di tradire le sue aspettative, di non essere all’altezza… Di solito se incontro qualche problema oppure ho bisogno di un consiglio mi rivolgo a lei: certo ci sono anche gli educatori, con cui ho un buon rapporto ed ai quali mi son spesso rivolto in sua assenza, ma stavolta è differente perché non sarà presente non per un paio di giorni, come già capitato, bensì per un periodo un po’ più lungo e ciò un poco mi spaventa… Un tempo in cui avrò la responsabilità di tutto, bambini compresi! Fortuna che avrò gente attorno che mi saprà consigliare e dare una mano: l’assistente sociale, il personale in generale e Padre Ottavio che sapranno sicuramente guidarmi quando mi troverò in qualche situazione per me inedita!
In queste settimane ho sperimentato in parte quel che mi può aspettare: con i lavoratori che si alternano nelle vacanze capita di dover far da “tappabuchi” perché qualcuno ritorna al lavoro con un giorno di ritardo o semplicemente non c’è nessun altro che possa fare una determinata cosa. Capita così che arrivano quelli dell’acquedotto a dirci che devono mettere giù un nuovo tubo per cui dobbiamo scavare per 150 metri su un terreno pieno di calcinacci proprio nei giorni in cui don Claudio sta rimpiazzando la guardia notturna; che ci sia da portare un ragazzo ad una visita medica o da andare a ritirare una donazione; che non si presenti l’unico incaricato dei maschietti del pomeriggio; che la cuoca non arrivi… Una serie di fatti che mi dicono sia normale che accadano in questo periodo e non mi faccio problemi a rimboccarmi le maniche ed a mettermi in gioco: potrei anche fare finta di niente e voltarmi dall’altra parte ma non sono fatto così, ho sempre dato il mio contributo dove c’era la necessità ed il mio essere qui ne è un esempio e mi stimola a continuare su questa strada.
Ci sono poi i ragazzi, da coccolare e da starci insieme il più possibile, per conoscerli meglio e per dargli qualche stimolo in più: con la loro semplicità e spontaneità sono i primi a ricordarmi che il Natale è vicino attraverso qualche canzoncina, con la loro speranza di ricevere quel determinato regalo, con la domanda se alla vigilia arriverà Babbo Natale o, meglio, se io vestirò i suoi panni. Li ho osservati adornare gli alberi di Natale in vari punti dell’hogar, preparare il Presepe ponendo ogni tipo di animale possibile ed immaginabile, mettere gli addobbi dappertutto, fare disegni di auguri per i loro amici e per i benefattori con la trepidazione e la speranza di passare queste festività in modo speciale ed indimenticabile ma anche con un velo di tristezza perchè non potranno trascorrerle con i loro genitori: nel vedere tutto questo non riesco a rimanere indifferente, tutt’altro... E così mi accorgo che, per quest’anno, il mio unico desiderio è quello di far passare loro un Natale diverso, fatto di allegria, risate e buonumore, in cui non ci sia spazio per nessun brutto pensiero: forse sto chiedendo troppo ma offrire loro un po’ di felicità, che gli faccia dimenticare almeno per un momento il perché sono qui, sarebbe il mio regalo più bello.
Har baje 

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