domenica 10 giugno 2018

L'incontro

Sentirmi felice perchè l'altro lo è e sapere che ho contribuito, nel mio piccolo, a farlo: il vedere Bautista assieme a suo fratello dopo tanto tempo ha contagiato il mio cuore della loro gioia nel riabbracciarsi. Ringrazio l'assistente sociale che ha contattato l'hogar dove vive il fratello minore di Bautista, i suoi responsabili e Liliana che hanno fatto reso possibile quest'incontro che senza dubbio il mio figlioccio sognava da tanto.
Ogni tanto Bautista si confidava e mi raccontava della sua famiglia, di sua sorella e di Pedro, suo fratello minore... Voleva incontrarli, sapere come stanno: la mamma purtroppo è morta da tempo mentre del padre si è venuti a sapere la zona in cui vive con la sorella ma non si riusciva a localizzarlo; di Pedro si conoscevano le difficoltà motorie e mentali e che risiedeva in un centro per minori. Grazie a qualche indagine si è riusciti a contattare una zia che successivamente è venuta a visitarlo, per poi non farsi più viva da circa un anno ma il ragazzo continua ad insistere, chiede della sua famiglia, vuole sapere di loro, desidera vederli com'è giusto che sia. Lo fa in maniera insistente: a volte è difficile spiegargli come stanno le cose, portarlo in cerca di suo padre viste le sue difficoltà motorie sarebbe quasi un'impresa, alle sue pretese spesso prendo tempo tergiversando oppure rispondendogli che dobbiamo parlarne con Liliana o con l'assistente sociale per vedere se si può fare qualcosa sebbene sappia che sto dicendo una piccola bugia, spinto dal timore di fargli perdere la speranza... La sua insistenza nell'esprimermi questo suo desiderio mi ha spinto più volte a parlarne con chi ero sicuro che mi potesse aiutare, a volte mi sono sentito frustrato nel non tentare nulla perchè in cuor mio sapevo che c'era una piccola possibilità di poter fare qualcosa, bastava muovere i tasti giusti per poterlo realizzare.
C'è voluto un bel po' di tempo ma l'occasione è arrivata: una volta saputo che Pedro si trovava nel  centro gestito dalle missionarie della carità, in una riunione si è deciso di fare un tentativo per organizzare un incontro fra i due fratelli. L'assistente sociale si sarebbe incaricata di chiamare l'altro hogar per accordarsi sulla cosa mentre il sottoscritto ha dato la propria disponibilità a portarvi Bautista: ci tenevo visto che è mio figlioccio ma anche per vedere la sua espressione al momento di trovarsi di fronte Pedro. Da un lato ero emozionato dall'idea ma dall'altra parte ero preoccupato in quanto non sapevo come il fanciullo potesse reagire soprattutto se il fratellino non lo avesse riconosciuto: temevo che ci sarebbe stato davvero male. 
I responsabili dell'altra struttura si dimostrano subito favorevoli a questa iniziativa e danno il loro consenso: non resta che aspettare il giorno fissato per l'incontro tra i due ragazzi anche se io non sto più nella pelle per Bautista, già immagino la sua espressione al momento che scoprirà dove lo porterò perchè ho deciso di non dirgli nulla, non voglio anticipargli niente sulla nostra uscita visto che deve essere una sorpresa e non mi importa se un po' si arrabbierà se raggiro le sue domande sull'argomento in quanto sono sicuro che rimarrà letteralmente a bocca aperta.
Lunedì scorso gli dico di prepararsi e di vestirsi bene perchè nel pomeriggio sarebbe salito con me per andare a trovare qualcuno di speciale. Con l'assistente sociale lo aiuto a montare in macchina e carico la sua sedia a rotelle, accendo l'auto e andiamo verso la nostra destinazione. Nel tragitto guarda fuori e chiede dove siamo diretti, “vedrai, è una sorpresa e so che ti piacerà” gli dico e lui un poco mi sorride ed un poco si mostra preoccupato perchè molto spesso capita che quando lo si porta in giro è per andare a fare delle visite mediche o all'ospedale.... Lo rassicuro sul fatto che stavolta iniezioni o esami non centrano nulla e rimane di stucco quando, arrivati a destinazione, si trova davanti ad una struttura che non somiglia nemmeno un po' ad un ambulatorio o ad un centro medico. Lo aiuto a scendere mentre l'assistente sociale ci presenta al portinaio che subito ci fa entrare. Ci rechiamo verso l'edificio dove sono ospitati i ragazzi, per lo più affetti da diverse forme di disabilità fisica o mentale più o meno grave... Bautista è sempre più incuriosito, non riesce a capire dove siamo diretti ma quando apriamo la porta ed entriamo ha un sussulto, credo che abbia provato paura perchè davanti a noi c'erano tanti fanciulli, di diversa età, che erano in carrozzina, alcuni con dei tubi al naso, altri gridavano, si notava che avessero dei gravi problemi... Vedo che i suoi occhi cominciano ad inumidirsi, sembra impaurito così cerco di rasserenarlo e di rassicurarlo in quanto posso immaginare che l'impatto con una realtà così diversa da quella in cui è abituato a vivere è difficile da digerire, sconvolge ed in effetti anch'io sono rimasto spiazzato non poco quando abbiamo varcato la porta di ingresso, pur sapendo la tipologia dei ragazzi ospitati in questo centro. 
Per farlo sentire a suo agio mi accosto al suo orecchio e gli domando se gli viene in mente qualcuno se gli dico Pedro. Bautista sgrana gli occhi, gli si legge in faccia lo sorpresa, non riesce a credere alle mie parole. Continuo dicendogli che suo fratello è lì, fra poco lo vedrà ed in effetti dopo qualche minuto eccolo comparire uscendo da un'altra stanza. L'osservo: sì, è proprio lui, ha lo stesso volto del mio figlioccio, la sua fisionomia è uguale, lo sguardo ed il sorriso sono identici, addirittura ha lo stesso tono di voce! L'unica differenza è che lui può camminare senza perdere l'equilibrio e senza sostegni, anche se non lo fa in maniera perfetta. 
Bautista lo vede, un'espressione di gioia gli dipinge il volto e resta lì immobile a fissarlo, sembra che non creda che quello che stia vivendo in quel preciso momento sia reale ma sia solo un sogno: lo sprono, mi tocca spingerlo nella sua sedia fino a Pedro perchè abbia una reazione e lo saluti... Le mie paure sembrano concretizzarsi quando il fratello sembra non ricordarsi di lui, non oso pensare a cosa potrebbe succedere ma è solo questione di qualche attimo e Pedro lo riconosce, anzi gli regala i biscotti che stava mangiando. Si nota che tra i due c'è un po' di imbarazzo ed è normale visto che sono almeno due anni che non si vedevano.
Li portiamo a sedere in un angolo della stanza, distanti dagli altri fanciulli, per permettere loro di relazionarsi: non si parlano, Bautista sembra fare il timido per cui per rompere il ghiaccio comincio a parlare io col suo fratello che timidamente mi risponde ma mi regala un bel sorriso, uguale in tutto per tutto a quello del mio figlioccio. Noto i due che si guardano, le loro bocche assumono un'espressione che nasconde tutta la loro felicità e poi si abbracciano: i loro volti che ho immortalato in alcune foto mi sembrano l'immagine della gioia ed io non posso che essere contento per loro, non posso non essere contagiato dalla loro allegria di stare nuovamente insieme, uno accanto all'altro.
Io e l'assistente sociale lasciamo i due ragazzi ad interagire tra loro per conoscere meglio Pedro attraverso le persone che se ne prendono cura: ci dicono che ha problemi di tosse, di catarro, gli stessi che presenta Bautista e che, come quest'ultimo, si aggravano con il freddo ed i cambi bruschi di clima, ha problemi di vista... Praticamente le sue condizioni di salute sono simili a quelle di Bautista ad eccezione del fatto che lui cammina, anche se in maniera un poco impacciata.
I due fratelli continuano a stare uno accanto all'altro e si sorridono, non parlano ma forse è l'imbarazzo del primo incontro oppure il fatto che sono attorniati da altri ragazzi che li stanno osservando e ciò li inibisce non poco. Chiedo a Bautista se è contento della sorpresa che gli abbiamo fatto e lui, di risposta, afferra il mio braccio, cerca la mia mano e la stringe forte: è il suo modo di dirmi che è felice, che mi ringrazia per questo momento anche se io ho avuto un ruolo marginale in tutto questo. 
Quando ci portano dei giochi ecco che Pedro e Bautista sembrano interagire di più e si prestano a vicenda le macchinette che hanno in mano: non mi stancherei di vederli così ma, proprio sul più bello, arriva il momento di dover tornare a casa. Lo faccio un po' a malincuore visto che finalmente i due fratelli avevano vinto quel muro di timidezza e di imbarazzo che si era creato all'inizio ma me ne vado fiducioso. Il motivo? Pedro ha strappato una promessa al suo fratellone: quella di portargli un camion giocattolo la prossima volta che gli farà visita... Si sa che la parola data va mantenuta e quindi ci sarà sicuramente un nuovo incontro, sperando che non passino altri due anni prima che i due si possano riabbracciare nuovamente.
Har baje

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